
La storia
Nel giugno del 1812 papa Pio VII arrivò a Fontainebleau come prigioniero di Napoleone. Era stato portato via da Roma tre anni prima, e qui fu alloggiato in un appartamento di 11 stanze appartenuto un tempo ad Anna d'Austria, madre di Luigi XIV, e trattato, per salvare le apparenze, come un ospite. Vi rimase fino al gennaio del 1814. Il castello espone anche una versione del ritratto dello stesso papa dipinto da Jacques-Louis David nel 1805, quando Pio venne a Parigi per l'incoronazione di Napoleone.
Quell'episodio è solo uno strato fra tanti. I re di Francia soggiornavano qui dal XII secolo, e dal 1528 Francesco I trasformò il vecchio castello in una reggia rinascimentale. Fece venire artisti italiani, soprattutto Rosso Fiorentino e Primaticcio, e la lunga galleria che porta il suo nome, con figure in stucco che incorniciano pannelli dipinti, divenne il modello di quella che si chiama scuola di Fontainebleau.
Napoleone, che chiamava il castello la vera dimora dei re, vi lasciò la sala del trono e i suoi appartamenti privati. Nell'aprile del 1814 diede l'addio alla sua Vecchia Guardia nel grande cortile d'ingresso, da allora chiamato Cortile degli Addii. Mezzo secolo dopo l'imperatrice Eugenia vi allestì il suo Museo cinese, pieno di oggetti provenienti dall'Asia.
I dipinti appartengono alla stessa lunga storia. Tra questi ci sono Enea si prepara a lasciare Troia di Rubens e La venditrice di amorini di Joseph-Marie Vien, un quadro del 1763 ispirato a una pittura murale dell'antica Roma. Rosa Bonheur, che in seguito visse ai margini della foresta, è presente con La fienagione in Alvernia, esposta all'Esposizione universale di Parigi del 1855.

