
Palazzo Blu
Pisa, Italia
La storia
Sul Lungarno Gambacorti, la strada lungo il fiume sulla riva sud di Pisa, un palazzo si fa notare per la sua facciata di un blu intenso. I restauratori trovarono tracce del colore sotto strati più recenti, e il restauro del 2008 ha riportato la tinta settecentesca. Di solito la si fa risalire ai proprietari di quel periodo, che sarebbero stati russi. L’edificio nacque da case torri medievali, e il suo nome ufficiale ricorda ancora gli ultimi proprietari privati, i conti Giuli Rosselmini Gualandi. Dopo anni di abbandono, nel 2001 lo acquistò la fondazione della cassa di risparmio cittadina, oggi Fondazione Pisa, che lo ha aperto come centro d’arte.
I piani superiori ospitano le grandi mostre temporanee che richiamano la maggior parte dei visitatori. Al piano nobile c’è la collezione della fondazione, dal Trecento al Novecento, e il suo punto più alto è una coppia di dipinti di Artemisia Gentileschi degli anni napoletani. Clio, musa della Storia, del 1632, porta la firma e la data sulla pagina aperta del libro della musa, insieme a una dedica a un certo Rosières, la cui identità è ancora discussa dagli studiosi. La fondazione l’ha acquistata da Christie’s nel 2004. Cristo e la samaritana al pozzo, una tela alta più di due metri e mezzo, è arrivata nel 2022 da un palazzo di Palermo, dove nell’Ottocento era ritenuta un’opera di Luca Giordano.

