
Scuola di San Giorgio degli Schiavoni
Venezia, Italia
La storia
La sala è piccola, in penombra e rivestita di legno scuro, e i dipinti corrono lungo le pareti in un'unica fascia, appena sopra l'altezza della testa. È la sala delle riunioni degli Schiavoni, i dalmati dell'altra sponda dell'Adriatico che lavoravano a Venezia come marinai e mercanti. La loro confraternita fu approvata nel 1451 dal Consiglio dei Dieci, il potente organo di sicurezza della Repubblica di Venezia, e ha ancora sede in questo edificio nel sestiere di Castello.
Tra il 1502 e il 1507 la confraternita pagò Vittore Carpaccio, pittore veneziano di affollate scene narrative, perché dipingesse le vite dei suoi santi patroni, Giorgio, Trifone e Girolamo, insieme a due scene dei Vangeli. Le nove tele erano destinate alla sala superiore. Quando l'edificio fu ricostruito nel 1551 scesero in questa sala al piano terra, e da allora sono rimaste qui, uno dei rari cicli pittorici veneziani ancora nell'edificio per cui fu dipinto.
Il più celebre è San Giorgio e il drago. Il cavaliere carica a cavallo, la lancia conficcata nella testa del drago, e il terreno fra loro è disseminato dei resti delle vittime precedenti, ossa e corpi semidivorati, dipinti con una cura inquietante.
Dall'altra parte della sala, sant'Agostino siede nel suo studio con la penna sollevata e si volge verso una finestra piena di luce. Secondo la leggenda, in quel momento udì la voce di san Girolamo, appena morto lontano da lui. Ai suoi piedi un cagnolino bianco, seduto ben dritto, lo guarda.

