
Amico Aspertini
1475–1552 · Signoria di Bologna, Stato Pontificio · Rinascimento, Manierismo, Scuola bolognese
La storia
Giorgio Vasari, che scrisse le vite degli artisti del Rinascimento, non sapeva bene che cosa pensare di Amico Aspertini. Lo definì uomo dal cervello stravagante, le cui figure, sparse per tutta Italia ma soprattutto nella natia Bologna, erano eccentriche e mezze folli quanto il loro autore. Vasari arrivò a sostenere che Aspertini dipingesse con entrambe le mani insieme, l'una carica del colore chiaro e l'altra di quello scuro.
La storia delle due mani sarà pure una leggenda, ma la mente irrequieta che vi sta dietro era reale, e ha lasciato una cosa di valore duraturo. Durante un soggiorno a Roma, intorno al 1500-1503, Aspertini riempì taccuini di disegni di statue, rilievi e rovine antiche. Uno di essi, oggi detto Codice di Wolfegg, è una testimonianza di primaria importanza di ciò che un artista del Rinascimento poteva davvero vedere dell'antichità classica, in gran parte da allora perduta o danneggiata.
La sua opera dipinta è disuguale e strana per i canoni del tempo. I suoi affreschi sopravvivono nell'oratorio di Santa Cecilia a Bologna e nella chiesa di San Frediano a Lucca, dove all'inizio del Cinquecento riempì una cappella di scene concitate e inquiete.

