Attribuito ad Artemisia Gentileschi

Stato Pontificio · Caravaggisti


La storia

«Attribuito ad Artemisia Gentileschi» è la formula per un dipinto che un museo ritiene suo senza poterne essere certo. Nel suo caso il dubbio ha una lunga storia. Dopo la sua morte il nome si offuscò, e per generazioni i suoi quadri furono catalogati sotto il padre Orazio, fra i caravaggeschi o come opere di pittori napoletani. Nel 1916 lo storico dell'arte Roberto Longhi pubblicò un saggio su padre e figlia, uno dei primi studi a trattarla come pittrice a pieno titolo.

La sua vita di lavoro complica la distinzione. A Napoli, dove si stabilì negli anni Trenta del Seicento e trascorse gran parte degli anni successivi, guidò una bottega e talvolta divise le tele con specialisti attivi in città, come Viviano Codazzi, che dipingeva le architetture intorno alle sue figure. Sono conservate le sue lettere dal 1649 al 1651 a un collezionista siciliano, don Antonio Ruffo, in cui tratta prezzi e misure dei quadri che stava dipingendo per lui.

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Opere

2 opere