Attribuito a Paul Bril
Paesi Bassi asburgici · manierismo, barocco
La storia
Paul Bril arrivò a Roma da Anversa negli anni Settanta del Cinquecento per raggiungere il fratello Matthijs, e vi rimase fino alla morte, nel 1626. I suoi paesaggi di rovine, cacciatori e colline boscose si vendevano con regolarità ai collezionisti romani, tra cui il cardinale Scipione Borghese, e altri paesaggisti fiamminghi in città lavoravano molto vicini alla sua maniera.
Da questa vicinanza nasce la formula. «Attribuito a» è la cautela del museo per un dipinto vicino a un maestro che non si sente di assegnargli senz'altro. La tela della Galleria Borghese mostra un cacciatore e una gru sotto un tempio classico rotondo, forse il Tempio della Sibilla a Tivoli, fuori Roma. L'inventario del 1693 la registrava come di Bril, nel 1833 era soltanto alla sua maniera, e i critici del primo Novecento la ritenevano opera di seguaci. Nel 1980 la studiosa Teréz Gerszi propose Frederik van Valckenborch, pittore fiammingo attivo in Italia negli anni Novanta del Cinquecento, e Francesca Cappelletti, autrice della monografia su Bril, si disse d'accordo. Il museo la cataloga ancora sotto Bril con un punto interrogativo e la data all'ultimo decennio del XVI secolo.


