Francesco Monti
1685–1768 · Stato Pontificio · Barocco, Rococò
La storia
Negli anni Venti del Settecento Owen McSwiny, un impresario teatrale irlandese che viveva in Italia, ebbe un'idea singolare per i compratori britannici, una serie di grandi dipinti di tombe immaginarie in onore di statisti e militari britannici scomparsi da poco. Ogni tela era divisa fra specialisti, con architetture, paesaggio e figure affidati a mani diverse, e nella squadra c'erano Canaletto, Sebastiano e Marco Ricci e Giambattista Pittoni. Il bolognese Francesco Monti ne dipinse cinque, tra cui le tombe dello statista James Stanhope e del generale William Cadogan.
Monti si formò prima a Modena e poi, dal 1703, nella bottega bolognese di Giovan Gioseffo dal Sole. Intorno al 1720 entrò nell'Accademia Clementina, l'accademia d'arte della città, e nel 1725 ne fu eletto principe mentre si trovava a Venezia. Il Cicerone del Belvedere, seduto a terra con in mano la sua prima orazione contro Catilina, risale a circa il 1720, e la scheda del museo nomina accanto a Monti il pittore bolognese Giacomo Antonio Boni.
Poi la sua carriera si spostò verso nord. Tra il 1737 e il 1743 affrescò la chiesa di Santa Maria della Pace a Brescia per i padri filippini, e il successo gli portò tante commissioni che si stabilì in città. Negli anni Quaranta e Cinquanta decorò chiese in tutta la Lombardia insieme a Giovanni Zanardi, specialista di architetture dipinte. Morì a Brescia nel 1768.
