François Pompon

1855–1933 · Francia · Art Déco


La storia

Nell'autunno del 1922, al Salon d'Automne, la grande mostra parigina di arte moderna, il pubblico si trovò davanti un orso bianco in gesso a grandezza naturale. Niente pelliccia, quasi niente artigli, solo un corpo bianco e liscio che avanza a testa bassa. Lo scultore era François Pompon, e aveva 67 anni.

Fino ad allora aveva passato gran parte della vita a scolpire le idee degli altri. Figlio di un ebanista di Saulieu, in Borgogna, si formò come marmista e divenne sbozzatore, l'artigiano che traduce in pietra il modello in creta di uno scultore. Lavorò il marmo per gli scultori accademici Antonin Mercié e Alexandre Falguière, e nel 1890 entrò nello studio di Auguste Rodin, dove dal 1893 diresse il laboratorio, pagando i marmi e sorvegliando gli scalpellini. Lavorò anche per Camille Claudel, allieva e compagna di Rodin.

Intorno al 1905 decise di scolpire soltanto animali, che osservava al Jardin des Plantes, l'orto botanico di Parigi con il suo piccolo zoo. Levigava le superfici ed eliminava i dettagli, perché l'animale si riconoscesse solo dalla sagoma e dal movimento. Nel 1927 lo Stato francese ordinò l'orso in pietra, e quella versione, lunga circa due metri e mezzo, si trova oggi al Musée d'Orsay.

Pompon morì a Parigi nel 1933 e fu sepolto a Saulieu, sotto un condor di bronzo di sua mano, e il museo della città oggi porta il suo nome.

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Opere

1 opera