Giovanni Caroto

Repubblica di Venezia · Scuola veronese


La storia

Intorno al 1540 partì da Verona un plico diretto a Bologna, dove il pittore Giorgio Vasari, più tardi biografo degli artisti italiani, stava decorando il refettorio del monastero di San Michele in Bosco. Dentro c'era un libro fresco di stampa sulle antichità di Verona, opera dell'umanista Torello Saraina. I suoi disegni delle rovine romane, le piante, gli archi trionfali e l'Arena, l'anfiteatro della città, erano dell'uomo che lo spediva, Giovanni Caroto. Vi aggiunse il ritratto di un monaco veronese che era stato due volte generale degli Olivetani, e Vasari se ne servì in una delle sue tavole e lo conservò nella sua casa di Firenze.

Giovanni era il fratello minore del pittore Giovanni Francesco Caroto. Nacque intorno al 1488 e morì verso la metà degli anni Sessanta del Cinquecento. Vasari giudicò che avesse esercitato la pittura con minore fama del fratello, e le rovine sembrano averlo attratto di più. Nel 1560 ripubblicò i suoi disegni in volgare e a proprio nome, con un ritratto di sé inciso su legno. Vasari lo indica anche come primo maestro del giovane Paolo Veronese, ruolo che autori successivi assegnarono ad Antonio Badile, e racconta che morì lieto di vedere i suoi allievi in buona reputazione.

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Opere

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