
Giovanni del Biondo
1398 · Repubblica di Firenze · Gotico
La storia
Nell'ottobre del 1356 il governo di Firenze concesse la cittadinanza a un pittore di Pratovecchio, un paese del Casentino, l'alta valle boscosa dell'Arno. Era già un maestro formato, quindi era nato probabilmente nei primi anni Trenta del Trecento. Quella concessione è la prima traccia di Giovanni del Biondo, e da allora i registri fiscali della città lo nominano con regolarità per i quattro decenni successivi.
Crebbe dentro la bottega più attiva di Firenze, guidata dai fratelli Andrea di Cione, detto l'Orcagna, e Nardo di Cione, e rimase legato a quella famiglia per tutta la vita, lavorando più tardi accanto al fratello minore, Jacopo. Quello che imparò lì lo irrigidì in una maniera tutta sua: santi eretti, un po' rigidi, colori accesi e senza chiaroscuro, volti taglienti, quasi appuntiti. Solo due delle sue pale superstiti portano la firma, eppure lo stile è così riconoscibile che gli studiosi hanno raccolto attorno al suo nome un ampio gruppo di tavole non firmate.
Una delle migliori è ancora in Santa Croce, la grande chiesa francescana di Firenze, sull'altare della cappella Rinuccini, datata 1379. Morì a Firenze il 19 ottobre 1398, e la Compagnia della Purificazione e di San Zanobi, una confraternita laica che contava molti artisti fra i suoi membri, contribuì alle spese del suo funerale.

