
Giulio Cesare Procaccini
1574–1625 · Stato Pontificio · Barocco
La storia
Giulio Cesare Procaccini cominciò la carriera nel marmo. Negli anni 1590 scolpiva la pietra per il Duomo di Milano e per la chiesa di Santa Maria presso San Celso, uno dei tanti di un'intera famiglia di artisti che il padre Ercole aveva trasferito da Bologna a Milano intorno al 1585.
Qualche tempo dopo il 1600 posò lo scalpello e passò alla pittura, e il senso scultoreo del corpo non lo abbandonò: i suoi santi e i suoi angeli si torcono e si piegano con un peso fisico reale, illuminati da un argento e un rosa taglienti. L'arte a Milano rispondeva allora al cardinale Federico Borromeo, potente uomo di Chiesa che ricostruiva l'immagine cattolica dopo la Riforma, e Procaccini lavorò sotto quel mecenatismo accanto a due rivali, i pittori detti il Cerano e il Morazzone. I tre arrivarono a condividere un'unica grande tela, il Martirio delle sante Rufina e Seconda, dipingendo ciascuno le proprie figure.
Morì a Milano nel 1625, ricordato come il più elegante di quel gruppo lombardo e come colui il cui colore più si avvicina al calore fiammingo di Rubens, di cui aveva visto le opere.


