Il Martirio delle Sante Rufina e Seconda (Quadro delle tre mani)

Il Martirio delle Sante Rufina e Seconda (Quadro delle tre mani)


Dettagli

Anno
1622
Tecnica
olio
Dimensioni
192 × 192 cm

La storia

Il nome con cui Milano lo chiama da sempre dice già come è nato. È il Quadro delle tre mani, e le mani sono quelle di tre pittori diversi che hanno lavorato sulla stessa tela.

A volerlo fu un collezionista milanese, Scipione Toso, che tra il 1620 e il 1624 commissionò un unico dipinto ai tre maggiori pittori della città e assegnò a ciascuno una parte, chiedendo a ognuno ciò per cui era famoso. Il soggetto è il martirio di Rufina e Seconda, due sorelle romane uccise durante le persecuzioni del III secolo.

Il Cerano, Giovan Battista Crespi, aveva fama per il macabro e per gli animali, e dipinse la Seconda decapitata, il cavaliere, il putto e il cane. Il Morazzone, Pier Francesco Mazzucchelli, era l'uomo delle battaglie, e prese il carnefice, il soldato e l'angelo con la palma del martirio. Giulio Cesare Procaccini, il più dolce dei tre, dipinse Rufina e l'angelo che si china a consolarla.

La tela è quadrata, 192 centimetri per lato. Procaccini morì nel 1625, il Morazzone l'anno dopo, il Cerano nel 1632, e il quadro non si è mai mosso da Milano.

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