
Giuseppe Abbati
1836–1868 · Regno d'Italia · Macchiaioli
La storia
Nel 1860 Giuseppe Abbati posò i pennelli e partì verso sud con i volontari di Garibaldi, che cercavano di unificare l'Italia. All'assedio di Capua fu colpito e perse l'occhio destro. Tornò a Firenze mezzo cieco e si unì alla schiera di giovani pittori che discutevano davanti a un caffè al Caffè Michelangiolo, tra loro Giovanni Fattori e Silvestro Lega, presto soprannominati i Macchiaioli per come costruivano i quadri con macchie di luce e ombra.
Il dono di Abbati erano gli interni silenziosi e i cortili visti contro il sole duro della Toscana. Amava guardare da una stanza in penombra o da un chiostro ombroso verso una porta inondata di luce, così che tutto il quadro ruota attorno a quell'unica apertura luminosa. Il chiostro di Santa Croce e il paese di Castiglioncello, dove il gruppo dipingeva insieme, gli diedero i soggetti migliori.
La guerra lo raggiunse di nuovo nel 1866, quando si arruolò per la terza guerra d'indipendenza e fu catturato dagli austriaci e trattenuto per un periodo in Croazia. Morì a Firenze nel 1868, a 32 anni, sei settimane dopo che il suo stesso cane lo aveva morso trasmettendogli la rabbia.


