
Jan van Bijlert
1597–1671 · Repubblica delle Sette Province Unite · Barocco
La storia
Jan van Bijlert imparò a dipingere a Utrecht da Abraham Bloemaert, maestro di quasi tutti i pittori utrechtini dell'epoca, e poi fece ciò che facevano i giovani artisti del Nord verso il 1620: andò a Roma. Lì cadde sotto l'incanto di Caravaggio, morto da pochi anni, le cui scene gettavano un'unica luce dura su volti comuni portati fin sul bordo del quadro.
A Roma contribuì a fondare i Bentvueghels, una confraternita di artisti olandesi e fiamminghi, gran bevitori, che si davano soprannomi a vicenda, e il suo era Enea. Tornato a Utrecht verso il 1625, divenne uno dei caravaggisti di Utrecht, i pittori che portarono al Nord quella drammatica illuminazione romana, accanto a Hendrick ter Brugghen e Gerard van Honthorst.
Bijlert non rimase in quella maniera scura. Dal 1630 circa i suoi colori si schiarirono e i suoi soggetti si fecero più calmi ed elevati, più vicini a un gusto classico. Restò operoso e impegnato nella vita cittadina fino alla fine, diacono della gilda e fondatore di una scuola di pittori a Utrecht, e lasciò circa 200 dipinti quando morì nel 1671.
