Tiberio Titi

1573–1627 · Granducato di Toscana · Ritrattistica, Manierismo, Scuola fiorentina


La storia

Nel 1618 la corte medicea mandò un pittore a Mantova a riportare un volto. Tiberio Titi doveva ritrarre Eleonora Gonzaga, una giovane principessa il cui matrimonio con la casa d'Asburgo si stava trattando da Firenze per iniziativa della granduchessa Maria Maddalena d'Austria, asburgica lei stessa.

Titi aveva ereditato il posto insieme ai mobili. Suo padre era Santi di Tito, uno dei pittori più impegnati di Firenze, e fino alla morte del vecchio, nel 1603, il figlio lavorò interamente dentro la sua bottega. Tiberio la ereditò, finì quello che era rimasto sui cavalletti, tra cui una Comunione degli apostoli per la chiesa di San Marco, e orientò l'attività verso il ritratto. Una lettera del 1610 lo raccomanda come eccellente e rapidissimo, a un prezzo adeguato.

Nel 1620 arrivò a Firenze un ritrattista fiammingo, Giusto Suttermans, e dal 1623 le commissioni di ritratto della corte erano sue. Titi mantenne la sua posizione in città e fu console dell'Accademia del Disegno, l'istituzione dei pittori fiorentini, nel 1606, nel 1609 e nel 1620. Morì a Firenze nell'agosto del 1627, di pleurite, a 53 anni.

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Opere

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