
Tobias Verhaecht
1561–1631 · Paesi Bassi meridionali · Manierismo
La storia
Nel giugno del 1594 Anversa allestì un ingresso solenne per l'arciduca Ernesto d'Austria, il nuovo governatore asburgico, e l'incarico di disegnare gli apparati andò a Tobias Verhaecht. Nove anni prima le truppe spagnole avevano preso la città, gli olandesi bloccavano il fiume su cui passavano i suoi traffici e gran parte dei mercanti e degli artigiani se n'era andata al nord. Gli archi e i palchi furono montati lo stesso.
Verhaecht aveva 33 anni ed era tornato da poco dall'Italia, dove aveva lavorato a Firenze per il granduca di Toscana, Francesco I de' Medici, e poi a Roma come pittore di affreschi di paesaggio. Quello che fece ad Anversa nei 40 anni seguenti fu il paesaggio-mondo, una veduta da un'altezza impossibile, con montagne, fiumi e città che arretrano per fasce di bruno, di verde e di azzurro. Era la maniera fissata da Joachim Patinir e Pieter Bruegel il Vecchio, e i pittori fiamminghi più giovani se ne stavano già allontanando. Le piccole figure delle sue scene erano spesso di un'altra mano. Nei suoi quadri della Torre di Babele le mise Jan Brueghel il Vecchio o la sua bottega.
Intorno al 1592 Rubens arrivò da lui come primo maestro, a circa 15 anni. L'anno prima Verhaecht aveva sposato una lontana parente della famiglia Rubens. Il ragazzo rimase sui due anni e passò ad Adam van Noort, che dipingeva figure, ed erano le figure che voleva fare. Verhaecht continuò a insegnare, tra gli allievi il proprio figlio Willem van Haecht, e restò legato alla Violaciocca, la camera di retorica di Anversa i cui membri scrivevano e mettevano in scena spettacoli. Nel 1620 le diede una commedia sua e due costumi completi per i portatori di torce.
