Bottega di Domenico Ghirlandaio

Repubblica di Firenze · Rinascimento


La storia

Giorgio Vasari, il pittore del Cinquecento che scrisse le vite degli artisti italiani, racconta un episodio sulla bottega fiorentina di Domenico Ghirlandaio. Il maestro ordinava ai suoi garzoni di accettare qualunque lavoro entrasse dalla porta, perfino dipingere i cerchi dei panieri delle donne, e se loro si rifiutavano lo faceva lui stesso, perché nessun cliente doveva andarsene scontento.

La bottega funzionava come un'impresa di famiglia. Domenico lavorava con i fratelli Davide e Benedetto e con il cognato Sebastiano Mainardi, pittore di San Gimignano, e più tardi si aggiunse il figlio Ridolfo. Accanto ai grandi cicli di affreschi producevano quadri devozionali più piccoli per le case fiorentine, riutilizzando figure e paesaggi dai disegni del maestro, e oggi spesso è impossibile dire quale mano abbia dipinto cosa. Bottega di Domenico Ghirlandaio è la dicitura con cui i musei indicano questo lavoro condiviso.

Al Museum of Fine Arts di Boston, una piccola tavola della fine degli anni Ottanta o dei primi anni Novanta del Quattrocento mostra la Vergine inginocchiata in preghiera davanti al Bambino, un tempo attribuita al solo Mainardi. Al castello del Wawel, a Cracovia, un'Adorazione del Bambino di formato tondo, del 1490 circa, riprende dettagli dell'Adorazione dei pastori dipinta da Ghirlandaio nella cappella Sassetti in Santa Trinita, a Firenze.

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Opere

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