
Capriccio architettonico con predicatore tra rovine romane
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La storia
L'obelisco a destra, in questo angolo immaginario di Roma, è coperto di geroglifici, e quando Panini lo dipinse nessuno in Europa sapeva leggerli. Già gli imperatori romani avevano fatto arrivare obelischi dall'Egitto, e dagli anni Ottanta del Cinquecento i papi li fecero dissotterrare e rialzare davanti alle chiese e nelle piazze, così che chi dipingeva le rovine della città li aveva sempre sotto gli occhi. La piramide a sinistra invece è romana. È la tomba di Caio Cestio, un magistrato dell'età di Augusto, e sorge ancora accanto a una delle porte della città.
Nessuno dei due monumenti si trova davvero vicino a un tempio rotondo o a un portico come quelli che Panini ha messo loro accanto. Quadri di questo genere si chiamano capricci, vedute inventate composte da edifici reali, e il pittore ne riempiva il primo piano di figure, qui un predicatore in veste chiara che alza il braccio davanti a un uditorio seduto su blocchi caduti. Il Louvre data la tela soltanto al secondo quarto del Settecento.
Due collezionisti di Strasburgo, Othon Kaufmann e François Schlageter, la acquistarono nel 1966 da un mercante veneziano. Donarono la loro raccolta al Louvre nel 1983 riservandosene l'usufrutto, e il dipinto entrò nel museo nel 1997. Nel 2022 fu prestato alla sede del Louvre a Lens per una mostra dedicata a Champollion, lo studioso francese che nel 1822 decifrò i geroglifici.




