
Jean-Léon Gérôme · PD
Cave Canem
Dettagli
La storia
Intorno al 1824, tra le rovine di Pompei, riaffiora un mosaico con due parole latine: cave canem, attenti al cane. La scritta accende la fantasia di antiquari e romanzieri per tutto l'Ottocento, e Gérôme la trasporta in una scena dell'antica Roma. Ai piedi di una scalinata di pietra un prigioniero di guerra è incatenato al muro per il ventre, la stessa immagine che Flaubert aveva messo nel suo Salammbô. L'avvertimento inciso non parla più di un animale. È l'uomo in catene a essere il cane, la creatura pericolosa da tenere legata lontano da chi passa. Gérôme firmò il quadro a sinistra, sul gradino più alto, dove la luce cade limpida sulla pietra spoglia.




