Cristo benedicente

Cristo benedicente


Dettagli

Anno
1462
Tecnica
tempera e oro su tavola
Tipo
dipinto
Dimensioni
112 × 73 cm

La storia

Nella Roma del Quattrocento nessuna immagine di Cristo era venerata quanto l'icona del Sancta Sanctorum, l'antica cappella papale al Laterano, ritenuta acheropita, cioè non dipinta da mano umana. Ogni agosto la si portava di notte attraverso la città incontro a un'immagine della Vergine, e i pittori la copiavano di continuo. Adolfo Venturi pensava che questa tavola nascesse proprio da quelle repliche, un Cristo frontale sul fondo d'oro, con le aureole e la corona sopra il capo punzonate nella doratura.

Chi l'abbia dipinta resta una questione aperta. Nel 1926, quando apparteneva all'industriale torinese Riccardo Gualino, Lionello Venturi la pubblicò come opera giovanile di Melozzo da Forlì, il pittore romagnolo che lavorò poi per i papi. Roberto Longhi scrisse invece in favore di Antoniazzo Romano, il maggiore pittore nato a Roma in quegli anni, e il catalogo della mostra su Melozzo del 1938 ripiegò su un anonimo di scuola romana. I cataloghi della Galleria hanno mantenuto il nome di Melozzo fino agli anni Settanta. Oggi il museo la assegna ad Antoniazzo, con una datazione ampia tra il 1456 e il 1469 circa, e gli studiosi la accostano al suo piccolo trittico del Prado, il cui Cristo riprende lo stesso volto lateranense.

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