
Paolo Veronese · PD
Giove con gli dèi e le dee sull'Olimpo
Dettagli
La storia
Nel novembre del 1658, a Genova, si fece l'inventario dei quadri lasciati da Giovanni Battista Raggi, patrizio genovese morto l'anno prima. Fra questi c'erano cinque tele lunghe e strette di Paolo Veronese con soggetti della mitologia romana. Due giorni dopo, una lista di opere da spedire al fratello, il cardinale Lorenzo Raggi, a Roma, le chiamava semplicemente cinque bislonghi di Paolo. Questa è una di quelle. Giove compare fra gli dei dell'Olimpo su una striscia di tela alta 27 centimetri e lunga un metro, dipinta negli anni Sessanta del Cinquecento e destinata probabilmente a correre come fregio in una sala.
Nel 1780 la maggior parte della serie era di nuovo a Genova, nel palazzo di un Raggi più tardo, descritta ormai come diversi fregi con piccole figure di Paolo da Verona. Nei secoli seguenti il gruppo si disperse. Uno dei cinque, un Ratto d'Europa, è in una collezione privata a Milano. Gli altri quattro, compreso questo, furono acquistati nel 1930 dalla collezionista di Boston Mrs. Edward Jackson Holmes, che fra il 1959 e il 1964 li donò o li lasciò in eredità tutti al Museum of Fine Arts.




