
Macstarna libera Caile Vipinas (Tomba François)
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La storia
Nel 48 d.C. l'imperatore Claudio, che aveva scritto una storia degli Etruschi, parlò in Senato di Servio Tullio, il sesto re di Roma. Secondo gli autori romani, disse, Servio era figlio di una prigioniera di guerra. Gli Etruschi raccontavano un'altra storia. Per loro si chiamava Mastarna ed era il compagno fedele di un condottiero, Celio Vibenna. Dopo alterne vicende sarebbe giunto a Roma con quanto restava dell'esercito di Vibenna, si sarebbe stabilito sul colle che dal suo capo prese il nome di Celio e avrebbe cambiato nome. Il discorso è inciso su una tavola di bronzo ritrovata a Lione nel 1528.
Questa pittura racconta la versione etrusca quasi quattro secoli prima di Claudio. Macstarna, con il nome dipinto accanto, taglia le corde ai polsi di Caile Vipinas, mentre i compagni si avventano sui carcerieri e li uccidono. Ogni figura ha il suo nome, e alcuni dei vinti anche quello della città d'origine, tra cui Volsinii. Che il Macstarna dipinto e il re di Roma fossero la stessa persona lo dice soltanto Claudio, e gli storici discutono ancora su quanto ci sia di storico nel racconto.
I fratelli Vibenna, almeno, hanno lasciato una traccia propria. In un santuario di Veio, nel VI secolo a.C., fu dedicato un calice a nome di Avile Vipiiennas, Aulo Vibenna, il fratello che combatte anche su questa parete.


