Statua della dea Sekhmet

Statua della dea Sekhmet


Dettagli

Artista
Artista egizio ignoto (XVIII dinastia)
Anno
-1372
Tecnica
granodiorite
Tipo
scultura
Dimensioni
253 × 61 cm

La storia

In questa sala ce ne sono una ventina, sedute e in piedi, tutte con la testa di leonessa. È Sekhmet, la dea la cui collera poteva portare guerra ed epidemie, e Amenhotep III, che regnò fra il 1390 e il 1353 a.C., la fece scolpire in pietra scura a centinaia. Circa 600 delle sue statue di Sekhmet si trovano ancora a Tebe o vi si possono ricondurre, e molte sono oggi sparse nei musei di tutto il mondo. Una spiegazione spesso citata parla di una litania di pietra. Ogni statua avrebbe portato uno dei nomi della dea, e i riti quotidiani davanti a loro dovevano placarne la furia. Molti studiosi pensano che quasi tutte stessero dapprima nel tempio funerario del re, sulla riva occidentale del Nilo, e che solo più tardi siano state portate al di là del fiume, nel recinto di Mut a Karnak. È lì che è stata trovata questa.

Torino ne conserva 21, dieci sedute e undici stanti. La prima la scoprì nel 1759 Vitaliano Donati, il naturalista inviato in Egitto dal re di Sardegna. Quasi tutte le altre furono dissotterrate a Karnak nel 1818 da Jean-Jacques Rifaud, che lavorava per Bernardino Drovetti, e arrivarono a Torino con la sua collezione nel 1824. Questa dea seduta ha la testa di leonessa coronata dal disco solare e dall’ureo.

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