La fuga di Enea da Troia

La fuga di Enea da Troia


Dettagli

Anno
1598
Tecnica
olio su tela
Dimensioni
179 × 253 cm

La storia

Per l'urbinate Federico Barocci, che dipinse quasi soltanto pale d'altare e storie sacre, questo è l'unico soggetto profano della carriera, ritratti a parte. Lo si deve a un imperatore. Intorno al 1586-1589 Rodolfo II d'Asburgo gli chiese da Praga un quadro «di altro gusto» rispetto alle opere di devozione, e Barocci scelse Enea che porta in salvo dalla Troia in fiamme il vecchio padre Anchise, il quale stringe tra le mani i Penati. Quella prima tela lasciò Praga nel 1648 e in seguito se ne persero le tracce. Questa è la seconda versione, firmata e datata 1598 in basso a sinistra, eseguita per Giuliano della Rovere, che probabilmente la donò al cardinale Scipione Borghese, nipote del papa e artefice di questa raccolta. La posa di Enea riprende l'Incendio di Borgo di Raffaello, nelle Stanze Vaticane, e il tempio rotondo sullo sfondo è il Tempietto del Bramante a San Pietro in Montorio, trasformato in un edificio antico. Circa 20 anni dopo il giovane Bernini scolpì lo stesso soggetto in marmo per Scipione.

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