
Il cacciatore
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La storia
Metsu era cresciuto a Leida, una città i cui pittori erano noti per una pennellata finissima, quasi invisibile, quella di Gerrit Dou, il primo allievo di Rembrandt. Nel 1661, quando firmò e datò questa tavola, viveva ad Amsterdam già da qualche anno, ma le abitudini di Leida gli erano rimaste.
Il cacciatore siede nel vano di una finestra aperta, un espediente reso popolare da Dou, che trasforma la figura in un quadro dentro il quadro. Indossa una bella giacca rossa, alza il bicchiere e ci guarda con aria furba. Il corno da caccia e il piccione morto davanti a lui sono gli strumenti del suo mestiere, e per gli olandesi dell'epoca portavano anche i soliti doppi sensi maliziosi sulla caccia e sull'uccellagione. La formazione leidense si vede meglio che altrove nella brocca lucente sul davanzale.
Metsu scrisse il suo nome e la data proprio sotto l'uccello, su una tavola alta appena 28 centimetri.




