
Trittico della Trinità (Trono di Grazia)
Dettagli
La storia
Nel testamento del 1363 il fiorentino Giovanni di Geri Ghiberti lasciò il denaro per una cappella nella sala capitolare di Santa Maria degli Angeli, il monastero camaldolese dove viveva suo fratello Michele, monaco. Nel 1365 la cappella era finita e sull'altare c'era già questo trittico, con la data dipinta lungo il bordo inferiore della cornice.
I santi dicono di chi era la casa. A sinistra san Romualdo, l'eremita fondatore dei Camaldolesi, le cui storie corrono nella predella: la visione di sant'Apollinare, il rimprovero dell'eremita Marino, i demoni che lo tormentano, un sogno. A destra san Giovanni Evangelista, titolare della cappella. Al centro il cosiddetto Trono di Grazia, con Dio Padre benedicente alle spalle del Crocifisso e la colomba dello Spirito Santo in mezzo, così che tutta la Trinità si legge in un'unica verticale.
Nell'Ottocento la tavola passò per opera di Giotto e poi di Lorenzo Monaco. Gli studi recenti concordano su Nardo di Cione, morto a circa un anno dal compimento dell'opera. Arrivò all'Accademia dopo le soppressioni napoleoniche del 1810.

