
La storia
All'inizio della rampa a spirale del Museo del Novecento di Milano, il primo dipinto che i visitatori incontrano è una folla di braccianti che cammina dritta verso di loro. Il Quarto Stato, la grande tela di lavoratori in sciopero di Giuseppe Pellizza da Volpedo, fu terminato nel 1901 dopo circa dieci anni di lavoro, e nel 1920 il Comune di Milano lo acquistò con una sottoscrizione pubblica. Ha una sala tutta sua all'inizio del percorso.
Anche l'edificio ha una storia propria. L'Arengario, la coppia di padiglioni in pietra chiara sul bordo di piazza del Duomo, fu progettato alla fine degli anni Trenta sotto il regime fascista, e il nome viene dall'arengo, l'antica parola per il luogo delle assemblee pubbliche. La guerra lo lasciò incompiuto. Gli architetti Italo Rota e Fabio Fornasari lo trasformarono in un museo dell'arte italiana del Novecento, inaugurato nel dicembre 2010.
Dalla rampa il percorso sale attraverso il secolo. Le sale del Futurismo raccolgono dipinti e sculture di Umberto Boccioni, e più avanti arrivano Giorgio de Chirico e Giorgio Morandi. La collezione va anche oltre l'Italia, in buona parte grazie alla raccolta dell'industriale milanese Riccardo Jucker, passata al Comune, con il ritratto seduto del mercante Paul Guillaume dipinto da Amedeo Modigliani nel 1916 e opere di Paul Klee e Vasilij Kandinskij.
Verso la cima, una versione del neon bianco ad anse che Lucio Fontana appese per la prima volta sopra uno scalone della Triennale di Milano nel 1951 brilla dietro una grande vetrata affacciata sul Duomo, e dopo il tramonto si vede dalla piazza.




