
Alexej von Jawlensky
1864–1941 · Impero russo · Espressionismo
La storia
Alexej von Jawlensky arrivò alla pittura dall'esercito russo. Nato nel 1864, era un ufficiale in servizio quando decise di diventare artista, e nel 1896 si trasferì a Monaco di Baviera con la pittrice Marianne von Werefkin, sua compagna e sostenitrice per anni, per studiare nella scuola privata di pittura di Anton Ažbe, dove presto conobbe un compagno di studi, Vasilij Kandinskij.
A Monaco ardeva verso il colore puro, e già nei primi anni del Novecento dipingeva volti e figure in rossi, verdi e blu piatti e fiammeggianti, vicini agli espressionisti tedeschi. Espose con Der Blaue Reiter, il Cavaliere Azzurro, il circolo attorno a Kandinskij che aiutò a far nascere l'arte astratta. La Prima guerra mondiale lo spinse nella neutrale Svizzera, e lì la sua arte si volse verso l'interno. Cominciò a dipingere teste, una dopo l'altra, ridotte a poche linee per occhi, naso e bocca, metà ritratto e metà icona russa.
Verso il 1929 l'artrite gli paralizzava le mani. Invece di fermarsi, si legava il pennello alle dita e continuava, dipingendo centinaia di piccole teste scure e quasi astratte che chiamava Meditazioni, finché il corpo lo costrinse a smettere nel 1937. Morì pochi anni dopo, con la sua opera ormai bandita come degenerata dai nazisti.
Opere
33 opere
Ritratto di Hedwig KubinAlexej von Jawlensky, 1906
Nudo femminile sedutoAlexej von Jawlensky, 1910
Autoritratto 1912Alexej von Jawlensky, 1912
Schizzo di MurnauAlexej von Jawlensky, 1908
SpagnolaAlexej von Jawlensky, 1913
Natura mortaAlexej von Jawlensky, 1915
Natura morta con fruttaAlexej von Jawlensky, 1910
Sera d'estate a MurnauAlexej von Jawlensky, 1908