Antonio del Ceraiolo

Repubblica di Firenze, Ducato di Firenze · Rinascimento italiano


La storia

Il ritratto d'uomo della Galleria Palatina, a Palazzo Pitti, è passato sotto quattro nomi diversi senza che nessuno toccasse la tavola. Un inventario mediceo del 1675 lo registrava come Andrea del Sarto. Nel 1815 l'inventario ne faceva un Pontormo, e nel 1829 era sceso alla scuola di Andrea del Sarto. Il nome che porta oggi, Antonio del Ceraiolo, fu proposto dal conoscitore Carlo Gamba, e Federico Zeri, che per una vita ha catalogato pittura italiana, lo accolse con riserva, aggiungendo che il dipinto somiglia anche al lavoro di un altro fiorentino, Tommaso di Stefano.

Un andirivieni del genere è normale per un pittore che non ha lasciato quasi carte. Era nato Antonio di Arcangelo, e il soprannome viene dal mestiere del padre, che faceva candele. È documentato a Firenze nella prima metà del Cinquecento e non più precisamente di così, senza un anno di nascita né un anno di morte condivisi. Vasari, una generazione più tardi, dice che si formò prima con Lorenzo di Credi e poi nell'affollata bottega di Ridolfo del Ghirlandaio, e lo segnala proprio come ritrattista.

Quasi tutto ciò che sopravvive sotto il suo nome è devozione domestica, Madonne a mezza figura con il Bambino e il piccolo san Giovannino, patrono di Firenze. Le due pale che Vasari ricordava sono ancora in città, nel museo del Cenacolo di San Salvi, una Crocifissione con san Francesco e la Maddalena e un san Michele dipinto per la chiesa della Santissima Annunziata.

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Opere

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