
Carlo Dolci
1616–1686 · Granducato di Toscana · Barocco
La storia
Nella Firenze del Seicento, mentre la corte dei Medici riempiva le sue gallerie di grandi soggetti mitologici, Carlo Dolci non dipinse quasi altro che preghiera. Lavorava così lentamente che il suo biografo Baldinucci raccontava come potesse passare settimane su un solo piede, e sosteneva che il pittore mormorasse 'ora pro nobis' tra una pennellata e l'altra.
Sono piccole immagini devote e ravvicinate: una Madonna a mezza figura, un santo, un Cristo, illuminati contro ombre profonde e rifiniti con una levigatezza quasi da smalto. Ripeté molte volte le sue composizioni migliori, e anche la figlia Agnese ne faceva copie, così che lo stesso volto tenero ricompare in collezioni di tutta Europa.
Dolci fu un favorito dei Medici, la famiglia di banchieri che governava la Toscana, e il maggiore pittore fiorentino del suo secolo, anche se la moda di quella pietà intensa e levigata si spense dopo di lui. Si diceva cadesse in profonda malinconia nel vedere con quanta rapidità lavorassero i pittori più giovani e sciolti. Uno dei suoi autoritratti firmati, del 1674, lo mostra mentre regge un disegno del proprio volto invecchiato, un quadro dentro il quadro.
Opere
11 opere
Davide con la testa di GoliaCarlo Dolci, 1680
Ritratto del filosofo DiogeneCarlo Dolci, 1650
Madonna del DitoCarlo Dolci, 1678
MosèCarlo Dolci, 1650
Ritratto di Ainolfo de' BardiCarlo Dolci, 1632
Ritratto di Stefano della BellaCarlo Dolci, 1631
Ritratto della granduchessa Vittoria della RovereCarlo Dolci, 1675
Martirio di Sant'AndreaCarlo Dolci, 1646
Vaso di fiori e una bacinellaCarlo Dolci, 1662