
Cristiano Banti
1824–1904 · Granducato di Toscana, Regno d'Italia · Macchiaioli, Pittura di genere, Pittura di paesaggio
La storia
Nel 1857 Cristiano Banti dipinse esattamente il successo che un giovane toscano doveva desiderare. «Galileo davanti all'Inquisizione», grande quadro di storia molto rifinito, gli fece un nome, e pochi anni dopo chiedeva che lo togliessero dalla vista, dicendo di aver disonorato l'arte senza saperlo. Si era trasferito a Firenze nel 1854 e passava le sere al Caffè Michelangiolo, dove alcuni giovani pittori, presto soprannominati macchiaioli, sostenevano che un quadro si costruisce con macchie di luce e d'ombra viste all'aperto. Telemaco Signorini, il grande polemista del gruppo, lo tirò da quella parte.
In quella stanza a distinguere Banti erano i soldi. Aveva terre a Montemurlo, sulle colline a nord-ovest di Firenze, e lì una villa, e mentre gli amici vendevano quadri per pagare l'affitto, lui li comprava. Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Giuseppe Abbati, il giovane Giovanni Boldini. Ospitava i pittori in villa e mostrava di rado il proprio lavoro, perché con quello era severo. La raccolta che mise insieme fu una delle testimonianze più complete di ciò che il gruppo stava facendo, e dieci anni dopo la sua morte andò all'asta e si disperse.
Dipinse fino alla fine, soprattutto donne al lavoro nella campagna toscana. Tre di quelle tele sono nella galleria d'arte moderna, all'ultimo piano di Palazzo Pitti, dipinte nel 1881 e nel 1882, quando era vicino ai sessanta: donne che portano fascine, tre contadine tra gli alberi e una donna al lavoro su una terrazza.


