
Józef Pankiewicz
1866–1940 · Polonia · Kapisti, Realismo, Impressionismo, Simbolismo
La storia
Nel 1889 due giovani pittori polacchi andarono a Parigi per la grande Esposizione universale, la fiera mondiale che innalzò la torre Eiffel. Józef Pankiewicz e il suo compagno di atelier Władysław Podkowiński videro la pennellata sciolta e il colore vivo e frammentato degli impressionisti, e questo cambiò il modo in cui volevano dipingere. Quando Pankiewicz tornò a casa l'anno seguente e mostrò i risultati a Varsavia, i critici polacchi, abituati ai cupi teleri storici, non seppero cosa pensarne. Oggi lo si ricorda come uno dei pittori che portarono l'impressionismo nell'arte polacca.
Pankiewicz non si fermò mai. Attraversò una fase di argentee scene notturne alla maniera del pittore americano Whistler e poi, richiamato di continuo in Francia lungo la costa mediterranea, cadde sotto l'incanto di Paul Cézanne e prese a costruire i suoi paesaggi per solidi blocchi di colore. Divenne intimo amico del pittore francese Pierre Bonnard.
L'impronta più forte, però, la lasciò come insegnante. Dal 1925 diresse la sede parigina dell'Accademia di Cracovia, e attorno a lui si raccolse un gruppo di giovani coloristi polacchi poi noti come i kapisti. Tra quanti passarono nella sua orbita c'erano i pittori Józef Czapski e Moïse Kisling.
Trascorse gli ultimi anni nel sud della Francia e morì a La Ciotat, vicino a Marsiglia, nell'estate del 1940, poche settimane dopo che l'esercito tedesco era entrato a Parigi.
