
Marcello Venusti
1510–1579 · Ducato di Milano · Manierismo
La storia
Il 5 agosto 1542 Nino Sernini, agente a Roma del cardinale Ercole Gonzaga di Mantova, scrive al cardinale per dargli una notizia. Ha trovato un giovane mantovano che copia il Giudizio universale, l'immenso affresco che Michelangelo ha scoperto nella Cappella Sistina l'autunno precedente. Lo stesso Michelangelo, riferisce Sernini, dice di non conoscere un giovane di quell'età che gli stia alla pari, e che diventerà un grand'uomo. Il copista è Marcello Venusti. Viene dalla Valtellina, valle alpina della Lombardia, si è formato a Mantova e ha lavorato con Perin del Vaga, già aiuto di Raffaello, che ha seguito a Roma alla fine degli anni Trenta del Cinquecento.
Venusti resta accanto a Michelangelo per i due decenni successivi. Dalla metà degli anni Quaranta trasforma i suoi disegni in piccoli dipinti di soggetto sacro, rifiniti con grande cura. La Purificazione del Tempio, alla National Gallery di Londra, è uno di questi. Di Cristo che scaccia i mercanti Michelangelo aveva lasciato solo schizzi rapidi, e Venusti ne ricava un quadro compiuto, ambientando la scena tra colonne tortili. La fiducia è reciproca. Venusti chiama il primo figlio Michelangelo, e il vecchio maestro gli fa da padrino al battesimo. Nel 1553, quando bisogna stimare gli affreschi di Daniele da Volterra, un altro pittore della cerchia di Michelangelo, nella chiesa di Trinità dei Monti, Michelangelo declina l'incarico e al suo posto va Venusti.
Il suo quadro più noto è una copia. Nel 1549 il cardinale Alessandro Farnese, nipote del papa regnante Paolo III, paga Venusti per una versione dipinta del Giudizio universale. Dopo la morte di Michelangelo nel 1564, Daniele da Volterra riceve l'incarico di dipingere panneggi su molti nudi dell'affresco, e la copia Farnese, oggi al Museo di Capodimonte a Napoli, li mostra ancora come Michelangelo li aveva lasciati.

