
Palma il Giovane
1628 · Repubblica di Venezia · Manierismo
La storia
Nel 1576 la peste devastò Venezia e portò via il vecchio Tiziano, il maggiore pittore della città, prima che potesse terminare la grande Pietà a cui lavorava, per la propria tomba, secondo alcuni. La tela incompiuta passò a un veneziano più giovane, Jacopo Palma, detto il Giovane, per distinguerlo dal prozio, pittore dello stesso nome. Palma la portò a termine e, in un'iscrizione che aggiunse, scrisse di aver finito ciò che Tiziano aveva lasciato incompiuto e dedicò l'opera a Dio.
Palma si era formato in parte a Roma ed era tornato in una Venezia i cui giganti, Tiziano, Tintoretto e Veronese, morivano l'uno dopo l'altro. Ne assorbì la maniera, soprattutto le figure attorcigliate del Tintoretto e la pennellata sciolta e carica di Tiziano, e dopo la loro morte ebbe il campo quasi tutto per sé.
Per mezzo secolo fu il pittore più attivo della città, riempiendo le chiese veneziane e il Palazzo Ducale di grandi tele religiose e storiche. Lavorava con tale costanza, e disegnava tanto in preparazione, che i suoi soli disegni superstiti si contano a migliaia.
Opere
7 opere
Cristo morto sorretto da tre angeliPalma il Giovane, 1612
Ritratto di Vincenzo CappelloPalma il Giovane, 1587
Il ritorno del figliol prodigoPalma il Giovane, 1597
San Marco in trono con i santi Carlo Borromeo e Ludovico di TolosaPalma il Giovane
AutoritrattoPalma il Giovane, 1582
La caduta di LuciferoPalma il Giovane
La Trinità in gloria e il martirio dei santi Pietro e PaoloPalma il Giovane, 1614