Scuola di Antonio Moro

Paesi Bassi asburgici · Alto Rinascimento


La storia

Per quasi tutto il Novecento una tavola della Galleria Palatina di Firenze è stata un quadro famoso. Una donna siede con tavolozza e pennelli, e un'iscrizione che attraversava la superficie portava un nome e una data, Lavinia Fontana, 1579, la pittrice bolognese che teneva una bottega professionale e con quella manteneva una casa numerosa. La tavola era letta come il suo autoritratto. Il restauro ha accertato che l'iscrizione, la tavolozza e i pennelli erano stati aggiunti molto dopo l'esecuzione del dipinto.

Il museo oggi data la tavola al 1560-1570 circa, la assegna alla scuola di Antonio Moro e lascia senza nome l'effigiata. Scuola di, nel catalogo italiano, indica un pittore formatosi nella maniera del maestro e che lavora vicino a essa, una rete più larga di bottega di, che colloca l'opera nelle sue stanze.

Moro fu il ritrattista di corte più viaggiatore d'Europa. Nato a Utrecht intorno al 1520 e formato lì da Jan van Scorel, lavorò per gli Asburgo a Bruxelles, Lisbona, Madrid e Londra, dove nel 1554 ritrasse Maria Tudor per il promesso sposo spagnolo, Filippo. La sua formula viaggiò con gli allievi, l'effigiato contro un fondo uniforme, immobile, riccamente vestito e senza concedere nulla. Alonso Sánchez Coello la portò a Madrid, dove fissò per un secolo il modello del ritratto regio spagnolo. Quale pittore, e in quale di quei paesi, abbia fatto la tavola fiorentina non è stabilito. Il cartellino del museo stampa ancora il vecchio titolo, Ritratto di pittrice.

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Opere

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