Giuditta e Oloferne

Giuditta e Oloferne


Dettagli

Anno
1632
Tecnica
olio su tela
Tipo
dipinto
Dimensioni
116 × 151 cm

La storia

Firenze aveva fatto di Giuditta, da tempo, una delle sue eroine civiche. Nel 1495, cacciati i Medici, il bronzo di Donatello che la mostra mentre decapita Oloferne fu collocato in piazza della Signoria, il cuore politico della città, come immagine del debole che abbatte il tiranno, e presto lo raggiunse il David di Michelangelo. Il fiorentino Francesco Furini dipinse la sua Giuditta tra il 1630 e il 1635, e il museo legge nel suo sguardo fiero quasi un David michelangiolesco. Eppure la mostra discinta sul letto del nemico. È la scena notturna nella tenda, come la narra il libro di Giuditta. Il generale assiro giace già decapitato sul letto insanguinato, e Giuditta, con la spada ancora in pugno, indica alla serva Abra l'orrido trofeo da portare via. Anche il piede indica qualcosa, più in basso, le eleganti scarpe slacciate. Il dettaglio non è casuale, osserva il museo, perché nel cantico di Giuditta si legge che i suoi sandali rapirono gli occhi di Oloferne. La tela giunse allo Stato nel 1948, dono della collezione Dusmet.

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