
Il rapimento di Psiche
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La storia
Psiche crede di andare incontro alla morte. Nel racconto dello scrittore latino Apuleio, un oracolo di Apollo ordina al padre di vestirla da sposa e di lasciarla sola su una rupe di montagna, preda di un mostro temuto perfino dagli dèi. La famiglia la accompagna lassù come in un corteo funebre e se ne torna a casa. Ma al posto del mostro arriva il mite Zefiro, che la solleva, la porta giù in una valle e la depone sull'erba morbida, dove lei si addormenta. Suo sposo sarà Amore in persona.
Prud'hon dipinge questo volo. Psiche, addormentata e abbandonata, un braccio sopra la testa, è sorretta in aria dagli Zefiri, i venti, fra cui spuntano piccoli amorini alati, e il suo corpo chiaro risalta contro un cielo che si incupisce. Il pittore espose la tela al Salon del 1808 e di nuovo nel 1814. La comprò Giovanni Battista Sommariva, il collezionista italiano stabilito a Parigi che raccoglieva allora i quadri moderni più discussi, e nel 1824 l'incisore Aubry-Lecomte ne pubblicò una litografia. Il dipinto entrò al Louvre per legato nel 1888.




