
La liberazione di san Pietro
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La storia
Questo soggetto andava bene per due papi, uno dopo l'altro. Prima dell'elezione Giulio II era stato cardinale di San Pietro in Vincoli, la chiesa romana che custodisce le catene con cui, secondo la tradizione, l'apostolo fu legato nel carcere di Erode. Una pittura con quelle catene che cadono era proprio un tema suo. Giulio morì nel febbraio 1513, l'affresco porta la data 1514, e il papa era ormai Leone X. Leone, quando era ancora il cardinale Giovanni de' Medici, era stato fatto prigioniero dai francesi dopo la battaglia di Ravenna, nell'aprile 1512, ed era fuggito qualche settimana dopo, così la storia di un prigioniero liberato dal cielo poteva ora leggersi anche per lui.
La scena si dispone in tre parti attorno a una finestra vera. Al centro, dietro una pesante grata di ferro, un angelo si china su Pietro addormentato, incatenato tra due guardie. A destra l'angelo lo conduce fuori, oltre i soldati che sonnecchiano sui gradini. A sinistra le guardie si svegliano e danno l'allarme. Tutto avviene di notte, e Raffaello lo illuminò con più fonti insieme, lo splendore dell'angelo, una torcia, la luna in un cielo nuvoloso e il primo chiarore dell'alba, di cui fissò uno per uno i riflessi sulle armature dei soldati.




