
Il ratto delle Sabine
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La storia
Quando Flavio Chigi, nipote di papa Alessandro VII, acquistò questa tavola quadrilunga nel 1660 tramite il pittore senese Bernardino Mei, la registrazione della vendita la descriveva come la sentenza e morte di Rea Silvia, la vestale madre di Romolo e Remo. Un inventario Chigi del 1692 vi vedeva donne legate in mezzo ai manigoldi e un uomo con la spada in atto di ucciderne una. Il soggetto ha richiesto secoli per essere chiarito. Nel 1884 lo storico Jacob Burckhardt parlò di Ratto delle Sabine, pur credendo l'opera di Baldassarre Peruzzi. Il conoscitore Gustavo Frizzoni la restituì poi al Sodoma, ma la lesse come la punizione di Rea Silvia. Nel 1947 Antonino Santangelo mostrò che segue da vicino il racconto di Plutarco. I primi Romani invitarono i popoli vicini ai giochi in onore di Nettuno Equestre e, a un segnale convenuto, rapirono le giovani sabine. Sullo sfondo sorge il tempio di Nettuno, e al margine sinistro Romolo, in piedi su un piedistallo, si tiene il mantello, forse proprio il segnale. Anche la data è discussa. Il museo indica il 1505-1508 circa, la fine degli anni senesi del Sodoma, mentre altri studiosi la collocano a Roma intorno al 1511. La tavola era probabilmente il fronte di un cassone, o un pannello a muro, e lo stemma di famiglia dipinto sul piedistallo, ancora ben leggibile in una fotografia di fine Ottocento, oggi è solo una traccia lieve.



