
Toeletta di Venere (La Primavera)
Dettagli
La storia
Nell'ottobre del 1622 un doratore romano venne pagato per tre cornici tonde intagliate a festoni di frutta, destinate «alli tre quadri dell'Albano». A volerle era il cardinale Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V, che quell'anno aveva comprato dal pittore bolognese quattro tondi dedicati alle stagioni. Secondo la Galleria l'idea nasce dalle Immagini di Filostrato, autore greco antico che descriveva i giochi degli amorini nel corso dell'anno. Venere regna su primavera, estate e autunno, mentre l'inverno tocca alla casta Diana.
Qui siamo in primavera. La dea siede su un carro dorato, tre ninfe, forse le Grazie, le acconciano i capelli e un putto le regge lo specchio. Più in alto alcuni amorini si arrampicano su un albero e ne fanno cadere i frutti, e a destra altri nuotano sotto una cascata. Il museo data la serie al 1616-1617, anche se alcuni studiosi hanno proposto il 1621-1622.




