
Venere con due amorini
Dettagli
La storia
La dea sembra scendere da una nicchia di pietra dipinta, con due amorini armati d'arco ai lati delle ginocchia. Nella mano destra alzata stringe una conchiglia, allusione alla nascita dalla spuma del mare, e pare specchiarsi in essa. Il pittore ha costruito il corpo con una gamma di grigi che nell'incarnato diventano perlacei e rosati, e il nudo acquista così la levigatezza di una statua. Non si sa con certezza come la tavola sia giunta ai Borghese. La storica dell'arte Paola Della Pergola ipotizzava un passaggio dall'eredità del cardinale Antonio Maria Salviati, morto nel 1602. Nel 1650 la descrizione a stampa della villa fuori Porta Pinciana la registrava come opera di Andrea del Sarto. Prima che nel Novecento si affermasse il nome del Brescianino, era stata assegnata anche al Beccafumi, al Franciabigio e al Puligo.
