
La storia
In via Duomo, a Napoli, c'è un palazzo che ha traslocato. Palazzo Como fu costruito alla fine del Quattrocento per il mercante Angelo Como, nello stile del Rinascimento fiorentino. Quando negli anni Ottanta dell'Ottocento la strada venne allargata, fu smontato e ricostruito una ventina di metri più indietro, e i napoletani lo chiamano ancora il palazzo che cammina.
A riempirlo fu Gaetano Filangieri, principe di Satriano, collezionista e storico dell'arte napoletana. Pagò di tasca propria il restauro e nel 1888 vi aprì il suo museo, con armi e armature, maioliche, porcellane, una grande biblioteca e una quadreria.
Di quella prima collezione resta poco. Nel 1943 i pezzi migliori furono messi al sicuro a Villa Montesano, a San Paolo Bel Sito, fuori città, insieme a preziosi documenti dell'Archivio di Stato di Napoli. Il 30 settembre una squadra di soldati tedeschi diede fuoco alla villa. Si salvarono una quarantina di dipinti e una sola cassa di armi. Tra le perdite c'erano due ritratti virili attribuiti a Botticelli.
Il museo riaprì nel 1948, ricostituito con doni di collezionisti privati e prestiti di Capodimonte, la grande pinacoteca cittadina. Oggi i suoi dipinti guardano soprattutto alla Napoli del Seicento, con Luca Giordano, Mattia Preti e Battistello Caracciolo. L'opera che quasi tutti cercano è la Santa Maria Egiziaca di Jusepe de Ribera, il pittore spagnolo che fece carriera a Napoli, firmata e datata 1651.

