
La storia
Il museo di belle arti di Le Mans porta il nome di una famiglia nobile i cui quadri arrivarono qui per confisca. Durante la Rivoluzione, dopo la fuga all'estero dell'erede dei conti di Tessé, furono sequestrate circa 400 opere della collezione di famiglia, insieme a dipinti provenienti dalle chiese e dalle abbazie della città. Con queste si riempì il museo aperto nel 1799, uno dei primi musei civici di Francia. Dal 1927 occupa l'ex palazzo vescovile, costruito proprio dove sorgeva il palazzo cittadino dei Tessé.
I dipinti vanno dai primitivi italiani all'Ottocento. Da cercare la Vanitas di Philippe de Champaigne, un teschio tra un tulipano e una clessidra, e un'Allegoria della Pittura attribuita ad Artemisia Gentileschi, la pittrice romana, anche se la paternità resta discussa. Una grande tela di Jacques Laumosnier racconta l'incontro del 1660 tra Luigi XIV e Filippo IV di Spagna sull'isola dei Fagiani, l'isolotto fluviale al confine spagnolo dove i due re si incontrarono per suggellare una pace e un matrimonio reale.
Scendendo di un piano, la visita cambia continente. Il seminterrato ospita le ricostruzioni a grandezza naturale di due tombe egizie, quella della regina Nefertari, moglie di Ramses II, e quella di Sennefer, sindaco di Tebe, realizzate a partire da fotografie donate dalla Fondazione Kodak-Pathé.



