
Domenico Corvi
1721–1803 · Stato Pontificio · Neoclassicismo, Rococò
La storia
La Roma degli anni Cinquanta del Settecento era sospesa tra due gusti. Il caldo e mondano tardo Rococò di Pompeo Batoni riempiva ancora le grandi commissioni, mentre arrivava una maniera più fredda e severa con il pittore tedesco Anton Raphael Mengs, l'inizio di ciò che oggi chiamiamo Neoclassicismo. Domenico Corvi, nato a Viterbo, a nord di Roma, nel 1721, lavorò proprio in quella cucitura e costruì uno stile che sta tra i due.
Fece la sua strada per la via consueta: si formò con il pittore romano Francesco Mancini, vinse il primo premio all'Accademia di San Luca nel 1750 e ne divenne membro effettivo sei anni dopo. Il suo decennio migliore cominciò a metà degli anni Sessanta del secolo, quando i Borghese, una delle grandi famiglie di Roma, lo misero a stipendio fisso per dieci anni.
L'impronta più profonda la lasciò sugli uomini che formò. Tre dei principali pittori neoclassici della generazione successiva — Giuseppe Cades, Gaspare Landi e Vincenzo Camuccini — impararono il mestiere nella sua bottega, così che la severa maniera nuova che Roma adottò dopo di lui passò in parte per le sue mani.