
Vito D'Ancona
1825–1884 · Regno d'Italia · Macchiaioli
La storia
Il D'Ancona della Galleria d'arte moderna di Palazzo Pitti è grande più o meno come una cartolina, olio su cartone, 14 per 21 centimetri, un portico attraversato da una fascia di sole. Lo dipinse nel 1861, e il museo lo considera il punto in cui smise di dipingere come gli era stato insegnato.
Gliel'aveva insegnato Giuseppe Bezzuoli, all'accademia di Firenze dal 1844, dove Telemaco Signorini era compagno di corso. La famiglia di Vito D'Ancona era una famiglia ebraica sefardita di Pesaro, trasferita a Pisa nel 1827, quando le norme pontificie sulle comunità ebraiche si fecero più dure, e poi a Firenze. Uno dei fratelli, Alessandro, divenne un noto studioso di letteratura italiana. Vito si arruolò volontario nella guerra del 1848 contro l'Austria e combatté a Curtatone, a sud di Mantova.
Verso la metà degli anni cinquanta era al Caffè Michelangiolo tra i pittori che lavoravano per macchie piatte di luce e ombra, ed è lui che portò Signorini in quel giro. Nel 1867 si trasferì a Parigi per sette anni, vicino agli italiani che vi lavoravano, Giovanni Boldini e Giuseppe De Nittis, e assorbì le stampe giapponesi allora in circolazione, cosa che si vede nella sua Donna alle corse, del 1873 circa. La sifilide gli rovinò la salute negli anni settanta. Tornò a Firenze nel 1875, smise di dipingere nel 1878 e vi morì nel gennaio del 1884.
