
Allegoria dei cinque sensi
Dettagli
La storia
Nel 1686 un inventario della collezione Barberini registrava un quadro per lungo con diversi ritratti, chi suona, chi canta, chi gioca, chi beve e chi gabba il compagno, di mano di Mattia Calabrese. È questa tela, larga più di tre metri e mezzo, dipinta, secondo il museo, tra il 1641 e il 1646. Sembra la scena vivace di un'osteria affollata, tra musica, vino e gioco, e ogni gruppo vale per uno dei cinque sensi. A destra, però, qualcuno guarda fuori e non partecipa all'allegra brigata. Il museo vi riconosce l'antico filosofo Democrito e dietro di lui l'immancabile Eraclito, l'uno che ride e l'altro che piange delle vicende del mondo, monito a guardare le cose da una certa distanza. Democrito mostra le cinque dita della mano aperta. Per anni il dipinto è rimasto nelle sale del Circolo Ufficiali delle Forze Armate, che ha sede nel palazzo, ed è passato alla Galleria nel 2016. Il restauro condotto per la mostra del 2019 ha confermato ciò che Maurizio Marini aveva proposto nel 2003, cioè la presenza di due mani. Il curatore Yuri Primarosa ha assegnato le figure centrali, tra cui un autoritratto che incarna la vista, a Gregorio, il fratello maggiore nella cui bottega romana Mattia si era formato, e gran parte delle figure ai lati a Mattia stesso. La scheda del museo cataloga l'opera sotto il nome di Mattia.




