
Bacco e un bevitore
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La storia
Intorno al 1608 entrò nella collezione del cardinale Scipione Borghese una colossale statua antica di Dioniso, tuttora alla Galleria Borghese, e secondo il museo è da lì che Manfredi prese la posa del suo Bacco. Il prototipo classico è però declinato in una vena cruda e popolaresca, con le fattezze di un modello in carne e ossa. Il dio, giovane e plastico, spreme l'uva direttamente nel bicchiere di cristallo di un elegante bevitore di profilo, vestito alla moda del secolo. Forse è l'Autunno, forse un invito a godere le gioie effimere della vita. Il quadro apparteneva al cardinale mantovano Silvio Valenti Gonzaga, nella cui raccolta passava per un Caravaggio, e Giovanni Paolo Pannini nel 1749 gli diede un posto di rilievo nella veduta ideale della sua galleria, oggi a Hartford. Il nome di Manfredi lo fece Hermann Voss nel 1924, e Roberto Longhi portò la tela alla mostra milanese del 1951. Le indagini diagnostiche hanno mostrato che la finezza dei passaggi di chiaroscuro nasce dalla sovrapposizione di numerosi strati di colore.




