
Giuditta
Dettagli
La storia
Per molto tempo non si è saputo di chi fosse questa Giuditta. Nella raccolta dei duchi di Urbino, i della Rovere, corse sotto i nomi di Tiziano e di Palma il Vecchio, e quando arrivò agli Uffizi nel 1798 passava per opera di un altro pittore ancora, il Pordenone. Solo più tardi la critica si fermò su Palma, leggendola come opera matura degli ultimi anni, verso il 1525 al 1528. Il racconto è quello della vedova Giuditta, che salvò la sua città assediata guadagnandosi la fiducia del generale nemico Oloferne per poi decapitarlo nella sua tenda. Palma le dà una bellezza calma e senza fretta, la spada tenuta molle in una mano e la testa recisa posata al suo fianco, quasi senza l'orrore che il tema richiederebbe. Quella testa ha sofferto nei secoli per puliture troppo dure. Durante la Seconda guerra mondiale la tavola fu portata via da Firenze per metterla al sicuro, requisita dalle truppe tedesche e trasferita a nord, in un castello presso Bolzano, prima di tornare nel 1945.




