
Sant'Agata risanata in carcere da San Pietro
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La storia
A lungo gli studiosi si sono divisi sull'autografia di questa tela. Un'altra versione è alla Galleria Nazionale di Parma, e molti consideravano quella romana una copia, anche perché si leggeva a fatica sotto un pesante velo giallastro. Il restauro del 2011 ha chiuso la questione. Quel giallo era dovuto a vernici ossidate e a una stesura resinosa pigmentata col bitume, e una volta rimosse, gli incarnati sono tornati ai loro toni perlacei. Sono emersi anche numerosi pentimenti. La mano dell'angelo che regge l'unguento era pensata più in alto, e sono stati spostati il naso di san Pietro e le dita della mano con cui risana la santa. Per il museo questo basta a escludere che sia una copia. Piccoli fori equidistanti lungo i margini fanno pensare che Lanfranco abbia fissato sulla tela con dei chiodi un disegno quadrettato.
La storia è quella di Agata, giovane nobile siciliana martirizzata durante la persecuzione di Decio. Le erano state asportate le mammelle, e di notte san Pietro e un angelo le apparvero in carcere per guarirla. Lanfranco dipinse la scena tra il 1612 e il 1615 circa, con le figure che affiorano dal buio colpite dalla luce della finestra della cella, un'intonazione notturna che gli veniva dai seguaci romani di Caravaggio quanto da Correggio, il grande pittore della sua Parma. Rispetto alla versione parmense i tre personaggi sono qui molto vicini. È l'angelo a tenere la ciotola, mentre la mano di Pietro resta sospesa a mezz'aria, come se esitasse prima di toccare le ferite.




