
San Girolamo nel deserto
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La storia
Nel deserto della Tebaide, che circonda il santo in meditazione, Jacopo Bellini allestisce una vera rassegna di animali. Il museo osserva che gareggia con quelle dei pittori veronesi e lombardi specialisti del genere, la tradizione di Pisanello, la cui Madonna della quaglia è appesa nella stessa sala. Girolamo, il dotto del IV secolo che tradusse la Bibbia in latino, visse per un periodo da eremita nel deserto, e i pittori amavano ritrarlo così.
Il paesaggio sta con un piede in ciascuna epoca. Alle spalle del santo le rocce si alzano come un sipario gotico, ma sulla cima del monte c'è un castello, e su una colonna sta uno stilita, uno di quegli asceti dei primi secoli cristiani che vivevano in cima a un pilastro. In dettagli come questi il museo vede già il repertorio umanistico degli sfondi del padovano Andrea Mantegna. La tavola entrò nelle raccolte civiche nel 1855 dalla collezione del veronese Giulio Pompei. Nel 2015 fu tra i dipinti sottratti al museo durante una rapina, e venne ritrovata l'anno seguente. La cornice è ottocentesca.



